Gilera VS Moto Guzzi, la guerra non è mai finita
Sandro Laici e Piergiorgio dell’Agnello. Due memorie storiche con le mani fatate, che continuano a tenere in vita, e in molti casi a resuscitare, relitti che sono testimoni della storia meccanica dell’Italia a due ruote
C'è un garage in Toscana dove la rivalità più antica del motociclismo italiano non si è mai spenta. Da una parte le rosse di Arcore, dall'altra le aquile di Mandello. Sandro Laici e Piergiorgio Dell'Agnello si conoscono da una vita, e da una vita restaurano moto di due marchi che si sono combattuti per decenni, dentro e fuori i circuiti. Ma qui, tra chiavi inglesi e taniche di benzina, la sfida è diventata un modo per stare insieme.
Laici è una leggenda vivente della Moto Guzzi. Marchigiano trapiantato in Toscana, ha cominciato quasi per caso: un amico meccanico gli mostrò una serie di moto rosse dicendogli semplicemente "queste non le ferma nessuno" . Da allora non ha più smesso. Solo cilindri orizzontali, solo quel modo tutto guzzista di stare su strada. Dalle prime introvabili Airone e Astore fino agli ultimi Falcone del 1967, Laici conosce ogni vite di quelle moto come se l'avesse stretta lui . Nel suo piccolo garage toscano, tra una baracca di lamiera piena di ricambi e pezzi in attesa di "quando verrà il tempo", custodisce un sapere che non si impara sui manuali .
Dell'Agnello, dal canto suo, è l'uomo delle Gilera. La sua storia è fatta di quelle Saturno e di quei motori che, negli anni Cinquanta, hanno tenuto testa anche alle quattro cilindri di Arcore. Restaurare una Gilera non è mai solo meccanica: è artigianato puro, ricerca di particolari introvabili, pazienza da certosino. Ogni bullone ritrovato, ogni cromatura rifatta, è una piccola vittoria contro il tempo e contro l'oblio.
Quando si incontrano, il copione è sempre lo stesso. Si punzecchiano, si sfidano a colpi di aneddoti, si raccontano di quella volta che un pezzo sembrava introvabile e invece. Ma sotto le battute c'è il rispetto di chi sa quanto lavoro c'è dietro ogni moto riportata in vita. Perché Gilera e Guzzi, negli anni d'oro, erano davvero due modi opposti di intendere la moto: la prima più nervosa, più corsaiola, più "arrabbiata" . La seconda più solida, più riflessiva, con quel cilindro orizzontale che sembra guardare avanti mentre la moto va .
Oggi che i due marchi appartengono allo stesso gruppo, la rivalità ha perso veleno ma non sapore. Laici e Dell'Agnello continuano a incontrarsi, a scambiarsi consigli, a litigare bonariamente su quale delle due scuole di restauro sia quella giusta. E ogni volta che una Gilera torna a rombare accanto a una Guzzi, in quel garage toscano si sente ancora l'eco di una battaglia che, in fondo, non è mai finita davvero.